“Eravamo contenti quando ci siamo allacciati al teleriscaldamento perché il 20 % di risparmio è un grande incentivo, in più noi qui avremmo migliorato la qualità dell’aria” . A parlare è Armando Del Pianta, dell’Associazione Inquilini S. Eusebio. La realtà però sembra diversa: il costo del riscaldamento è aumentato tanto che alcuni non riescono a pagare o devono fare molti sacrifici. Ciò si aggiunge alla scarsa manutenzione degli stabili Aler in via Giolitti e alla minoritaria applicazione delle linee guida del Contratto di Quartiere 1 per S.Eusebio stipulato tra la Regione, l’Istituto delle case popolari e il Comune di Cinisello Balsamo.
“Paghiamo 50 euro in più al mese, molti devono rinunciare a qualcosa per saldare i bollettini (comprensivi di affitto e spese varie,ndr) altri invece non possono- afferma il referente dell’Associazione Inquilini-. Nel 2008 eravamo tutti al freddo eppure ci hanno aumentato il costo del riscaldamento-continua Armando Del Pianta-. Qua non si fa manutenzione: se si rompe qualcosa portano solo rappezzi. Nessuno controlla le ditte che vengono a effettuare le riparazioni: hanno eseguito dei lavori e hanno gettato i materiali di scarto in un box, non li hanno portati via. Ci sono tre pianerottoli con gli ascensori, costruiti anche per i diversamente abili. Si sarebbero dovuti intonacare per poi sistemare le luci, ma non è stato fatto per tutti” .
I dati sembrano parlare da soli: nel 2006/2007 il totale delle spese per il riscaldamento è di 274.999, 73 euro: l’anno successivo aumenta di circa 40 euro a famiglia per piombare a quota 398.150,99 euro nel 2009/2010. Altre voci sono eloquenti: in merito a “Controllo e Verifiche” (in altri termini manutenzione,ndr) si passa dai 210 euro del 2006/2007 ai 132 del 2007/2008. Nessun importo stanziato nel 2008/2009 né l’anno seguente. Nel 2008 accade che una caldaia non funzioni più e solo una sia operativa: nonostante questo in quell’anno si registra un aumento della spesa del 23 %.
“Io ho avuto un problema con un calorifero che scaldava meno: ho reperito i responsabili del riscaldamento che lo hanno visto e mi han detto che nel caso di riparazione avrei dovuto pagare io lo spurgo. Se io devo già sostenere le spese, perché mai mi devono addebitare l’intervento?” si chiede Domenico Del Mastro, inquilino delle case Aler di via Giolitti.
“C’è un piano che ha preso fuoco prima dei lavori del contratto di quartiere 1. Ne hanno costruito un’altro (il quinto,ndr) abbassando il soffitto: il quarto, quello bruciato, l’hanno saltato- prosegue Armando Del Pianta- . E’ lì da 6-7 anni, se non di più, con i muri neri. Vi è una perdita d’acqua dell’impianto del riscaldamento dal mese di ottobre: l’abbiamo fatta notare ed è ancora lì – afferma il referente dell’Associazione Inquilini -. I punti antincendio ci sono ma non funzionano perchè i bocchettoni in ottone sono stati fatti sparire. 22 anni fa c’erano i tubi vecchi poi 4 anni fa hanno cambiato le lance con quelle in metallo (precedentemente erano in plastica, ndr): le hanno tagliate e hanno portato via il materiale”. E cosi sono a tutt’oggi.
“Le nuove porte tagliafuoco si chiudevano automaticamente e non si aprivano più né col maniglione interno né con la maniglia esterna, a tal punto che le persone rimanevano bloccate. Ebbene non sono state riparate: solo i pompieri e i geometri hanno fatto in modo che non si chiudessero più –continua l’uomo-. Ci sono ancora 15 portoncini che non si aprono né col bottone né con la chiave: hanno promesso che li avrebbero cambiati. Questo 5 anni orsono. Ancora 2 giorni fa ci dicevano che avrebbero ottemperato a quest’obbligo – prosegue -. Nel frattempo le serrature non funzionano. Il contratto di quartiere contemplava ascensori nuovi e li hanno messi. Era previsto che fossero moderni e si fermassero al piano, in caso di mancanza della corrente, per non imprigionare l’inquilino che poteva poi aprire le porte e uscire. Però purtroppo non è così: 4-5 volte al mese dobbiamo chiamare i vigili del fuoco per liberare i malcapitati- sostiene Del Pianta- . Avevamo chiesto di mantenere quelli vecchi: ci hanno detto che non era possibile perché ci volevano quelli più grandi, ma ci sono comunque due ascensori più piccoli dei precedenti pur essendoci lo spazio. Dove c’è l’ascensore nuovo la luce del piano si accendeva automaticamente, solo la sera. Ora invece rimangono illuminati 9 pianerottoli e 2 piani di scale 24 ore al giorno, quando erano state studiate fotocellule che si attivavano nel momento in cui servivano – conclude Del Pianta -. 12.000 euro di Forza Motrice nel 2006/2007, 10.000 euro nel 2007/2008: come si spiegano allora i 20.000 euro nel 2008/2009? Le imprese si attaccavano alla corrente comune che noi abbiamo pagato. Non solo: hanno speso 87.000 euro per 2 lucernai e 4 finestroni, ma li hanno costruiti dove c’è il solaio, dove cioè non abita nessuno. Li hanno appoggiati al tetto: non hanno fatto il taglio per dare luce al luogo e hanno usato due montacarichi fino all’ottavo piano, collegandosi alla corrente condominiale(opere finite nel luglio 2011 e comprese nel Contratto di Quartiere,ndr). Il responsabile dei lavori dell’Aler aveva assicurato che avrebbe provveduto al rimborso della luce ma non sappiamo ancora nulla”. Mancata manutenzione e sprechi su sprechi, che pagano gli inquilini.
“Le torri tecnologiche sono pieni di escrementi di piccione e d’estate la puzza è tremenda. Dovevano essere un punto importante del Contratto di Quartiere e sono diventate la casa dei volatili cittadini. Abbiamo scritto ad Aler, agli enti locali, ma spesso le risposte sono evasive” conclude Armando Del Pianta.
Lo scorso 1 febbraio era in calendario la visita dell’Assessore Regionale alla Politiche Abitative Domenico Zambetti, insieme ad alcuni dirigenti Aler (per capire i motivi delle continue lamentele dei cittadini,ndr): appuntamento annullato per neve.
Gli assessori del Comune di Cinisello Balsamo Lorena Marrone e Rosa Riboldi fanno intanto sapere di essere assolutamente concentrati sulla questione, la prima per ciò che riguarda Smec e la seconda per l’Aler. E intanto gli inquilini non possono che sperare. E almeno la speranza non pesa sulle loro tasche.
di Davide Boffi




